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GiovaniMostra-Pesca-GaetaIn un paesello assetato di sapere, un giorno un facoltoso parroco archeologo decise di trasformare un rudere decadente in un luogo in cui la storia rivive. Ma tutto ciò non poteva farlo da solo ( o meglio, non tanto li n’gozza e strefecà), così assoldò un gruppo di persone per pulire, e, per farli sentire importanti anche se dovevano solo pulire, pose loro il nome di “addetti”; e non solo! Per paura che non se ne dimenticassero, fece loro anche il cartellino da appendere al petto! Ora doveva ( o meglio, dovevamo) solo cominciare a lavorare. Il primo ostacolo che il prete archeologo e i suoi addetti si trovarono di fronte, fu una grossa montagna di pietre. Per non far stancare i suoi discepoli, il prete archeologo miracolosamente spostò quelle pietre ad una ad una con la sola forza del pensiero! Le pietre levitavano nell’aria come piume e tutti rilassati e riposati, ammirarono il prodigio. Così senza fatica alcuna, in un battibaleno le pietre scomparvero chissà dove verso l’orizzonte... (praticamente da fora). Spossato dall’immane fatica delle pietre, il prete archeologo aveva urgente bisogno di riprendersi e non poté aiutare le addette nella seconda fatica da affrontare. Così, le ragazze impiegarono un’intera giornata a distruggere anche il minimo granello di polvere tanto che ci si potè specchiare nel pavimento. Ma proprio un attimo prima che il prete archeologo venisse ad ispezionare i lavori e dare incoraggiamento alle sue operose discepole, una tempesta di sabbia si abbattè nella stanza appena pulita, ed egli, essendo sensibilissimo a queste cose, chiese “molto gentilmente” alle ragazze di pulire. Superate queste prime difficoltà, il prete, da archeologo, si trasformò in... apparatore! Quelle che ad un profano sarebbero sembrate semplici pezze vecchie, per gli occhi esperti del prete erano preziosi reperti da custodire e da mostrare. Così, accuratamente scelse le pezze a colori..., per non parlare dei giochi di luce forniti da faretti montati con magistrale perizia da esperti elettricisti ( specialmente il “ discibbolo” che in quei giorni seguiva Cazzapolla). L’apparatore riuscì talmente bene che anche ragni e ranocchie erano contenti di stare in quel luogo che, grazie alla vena apparatrice del prete, sembrava ormai un posto incantato. Cominciarono così ad arrivare le prime carovane dalla sagrestia e dalle case della gente che portavano carichi di pregiate “coperte di linzi”, preziosi abiti e paramenti liturgici antichi (con vistose prese d’aria) che furono subito abilmente sistemati nelle varie stanze dell’ormai palazzo incantato, intelligentemente divisi per epoca storica e gustosamente allietati da un sottofondo di musica classica e liturgica (... da incantatore di serpenti... molti si addormentarono). Per istruire ed illuminare i suoi discepoli addetti organizzò, per emanazione della sua scienza infusa, un corso accelerato su ogni particolare di quei paramenti sacri e fissò persino sulla carta, con una grammatica ermetica e arricchita di licenze poetiche quelle nozioni che furono per i suoi discepoli come le tavole del Sinai. Genti e popoli interi da ogni parte del mondo accorrevano ad ascoltare incantati tanta sapienza e ad ammirare pregiate tessiture che avrebbero fatto invidia alle più pregiate e lussuose porpore e sete d’oriente. Genti tutte accorrevano a visitare e, soprattutto, biblioteca ... a mette li soldi daino a lo cisto ... Tali furono le aftiche e tante le energie che gli indefessi “addetti” impiegarono nello zelo di mostrare al mondo così tante meraviglie, che ad un certo punto ebbero fame. Dissero allora al prete archeologo – apparatore, loro maestro e pastore: “ Don Sergio dacci da mangiare”. E don Sergio ripose: “ che cosa avete con voi ? ”. gli addetti allora dissero:” abbiamo solo un pollastro come potrà bastare per tutti?”. E così il loro maestro e Pastore don Sergio, in un’aurea dorata che invitava all’estasi mistica, calmandoli disse: “portatemelo qui”. E miracolosamente moltiplicò il pollastro, tanto che tutti ne mangiarono; e, quando furono sazi che gli usciva anche dalle orecchie, ne avanzarono dodici ceste. Le dodici ceste avanzate, è inutile dirlo,’no mozzico pituno furono divorate la sera stessa. Dopo pochi giorni, mentre i pregiati vestimenti e le preziose tessiture ( che tanto avevano meravigliato le genti del mondo) furono nascoste in una leggendaria caverna, il prete archeologo – apparatore maestro e pastore radunò i suoi “addetti” discepoli, nel palazzo incantato e parlò loro dicendo: “ vi farò pescatori di uomini”. E dal nulla apparvero in mezzo a loro tavoli, sedie e banchetti addobbati, carichi di oggetti utili ed indispensabili che, al solo possederli, avrebbero cambiato la vita di una persona. Crebbero come l’erba ciuffi di pennarelli, penne, matite; spuntarono alberi di gomme da cancellare e maree di oggetti nacquero spontaneamente e, più in alto di tutto, da una colata di lava che spaccò in due una roccia, si ergeva maestoso un barbecue. Gli “addetti” discepoli dispensarono alle genti che accorsero tutti questi utili oggetti: molti ricevuto un pennarello, si ravvidero e cedettero; altri, ricevendo la gomma cancellabile profetarono; altri ancora non poterono fare a meno di cambiare vita. I più superbi, però, vollero a tutti i costi tentare la scalata al Barbecue, ma furono precipitati. E infatti, non si sa come, il barbecue non lo vinse nessuno... Quando tutto ebbe fine e gli addetti discepoli con solerzia e gioia, ebbero pulito e risistemato ogni cosa nel palazzo incantato, il prete archeologo apparatore loro maestro e pastore volle metterli alla prova. Così disse: “ una volontà superiore mi ordina di lasciarvi e di portare la mia saggezza archeologica infusa in mezzo ai barbari sangiorgesi”. I sangiorgesi infatti erano una popolazione bruta, di incerta origine, che abitavano un territorio orribile in cime ad un monte nero e tetro. I discepoli addetti si rattristarono molto (e soprattutto qualcuno in particolare) e furono così felici nell’apprendere che quello era solo un saggio scherzo del prete archeologo apparatore loro maestro e pastore per metterli alla prova, che dovettero farsi forza a vicenda per resistere alla gioia di linciarlo ( pensate!...aveva detto che se ne andava... e non se ne è ancora andato!...che burlone...). Fu questa dunque l’ultima delle ardue prove che prete archeologo apparatore loro maestro e pastore sottopose ai discepoli addetti. Era ormai il tempo della gioia; era ormai il tempo di mettersi in viaggio... A questo punto si ferma la storia e più oltre non può dare certezza. Ciò che da qui verrà narrato nessuno è mai tornato per attestarlo e solo la leggenda può cantare la realtà dei fatti celati nel mistero. Dopo un lungo e fantastico cammino, il prete archeologo apparatore loro maestro e pastore guidò i discepoli addetti in una città favolosa di cui tutti tramandano la mitica esistenza, ma nessuna c’è mai stato. Questa leggendaria città in cui scorreva latte e miele e in cui tutti erano felici di tutto e non vi era tribolazione, si chiama ( o almeno, come dice la leggenda, si chiamerebbe) Gaeta. Gaeta era di una bellezza mai vista. Si affacciava su uno splendido mare azzurro mai visto; che riversava dolcemente le sue onde accarezzando una spiaggia dorata mai vista; e il respiro di questo mare sfiorava case e palazzi mai visti; che si affacciavano su strade ami viste; e il suo sussurro riempiva di pace uomini, donne, bambini, anziani, e persone mai viste, mitici abitatori mai visti di una leggendaria città mai vista. Così i discepoli addetti furono pervasi da un entusiasmo mai visto; un entusiasmo così forte ed uno stimolo al sorriso così intenso, che spesso non riuscivano a contenerlo, tanto che da questo entusiasmo venivano come paralizzati o chiudevano gli occhi come in estasi. Una cosa mai vista, tanto che un profano avrebbe detto che dormivano... Così, in questa gioia esuberante, banchettarono con succulenti cibi mai visti e mai mangiati prima. La leggenda dice che si stabilirono nel misterioso castello fatato che il prete archeologo apparatore loro maestro e pastore possedeva in quella città, il quale castello nessuno ha mai visto e in cui nessuno ha mai avuto l’onore di entrare; e furono posti a sacri guardiani di ciò che di più prezioso vi è nell’universo che è custodito nelle colonne di quel fatato castello. Davanti alla nebbia della leggenda, di fronte alla vastità del mistero, l’uomo può solo fermarsi e sperare che un giorno qualcuno o qualcosa possa squarciare questo velo e possa dare risposta alla fondamentale domanda esistenziale che da sempre esso si pone, e cioè: “ Ma Gaeta esiste davvero?”
FINE
Personaggi:
archeologo apparatore loro maestro e pastore
popoli tutti mostra e alla pesca 4. lavoratori pochi 5. critici molti
Molinara 18-09-04
Erano giorni in cui nove persone attendevano le proprie faccende, senza avere uno scopo nella vita, quando all’improvviso, il messo del Signore, venne ad annunziare loro la lieta novella. Avevano la missione di animare una ordinata e tranquilla scampagnata sul lago di Decorata, nota e amena località turistica, sita nei pressi del comune di Decorata, da cui prende il nome. Quelle persone, che ora avevano uno scopo nella vita, siamo noi, ancora vivi per raccontarlo e tramandarlo ai posteri. Era una soleggiata e fresca domenica, 1 Agosto, e noi tutti ci alzammo presto per prepararci psicologicamente e spiritualmente, ma con gioia alla gravosa missione affidataci. E ci stupimmo tanto quando svegli e pieni di energie, ritrovandoci davanti alla chiesa convenimmo tutti spontaneamente nel voler animare la messa. E, in questo senso, incontrammo le prime difficoltà in quanto il parroco era un po’ restìo; per questo dovemmo insistere un po’ (abbastanza!), ma poi alla fine strappammo il suo consenso. La chiesa, durante la messa, era percorsa dalle nostre angeliche voci e da dolci melodie, tanto che molte persone ebbero visioni mistiche ed estasi, infatti scegliemmo canzoni che tutti conoscevano (tranne noi!) cosicché tutti parteciparono al canto. Finita la messa, siccome eravamo in anticipo sulla tabella di marcia, ordinatamente e senza scomporsi, i ragazzi ascoltavano diligentemente le nostre direttive disponendosi a gruppi per entrare nel pullman (a 2 piani) e nelle limousine. Tutti intonavano canzoni allegre, conosciute e coinvolgenti, il parroco però si ostinava a richiedere e cantare canzoni di cartoni animati (vecchie e stravecchie!) che noi ragazzi non conoscevamo affatto. Giunti che fummo al lago di Decorata, venimmo accolti da applausi e ghirlande di fiori, intrecciate apposta per noi che gli indigeni del lago ci ponevano al collo mentre scendevamo dai mezzi di locomozione, sui quali viaggiammo molto comodamente. Cominciammo così a dare i primi segni di umiltà: infatti per non abusare della loro calorosa ospitalità, tutti unanimemente d’accordo, ci portammo a piedi presso un luogo più appartato (e ci tassammo spontaneamente di “Dieci sacchi” per due tavoli). Il parroco non si spiegava come mai nessuno si lamentasse o dicesse parolacce, ma tutti invece prorompevano in esclamazioni di gioie e approvazioni. Così eccoci giunti nel clou della giornata: cominciano i giochi. Sulle rive paradisiache del paradisiaco lago, il clima era paradisiaco, e, in questo luogo così paradisiaco…. Si stava da Dio! Anche i giochi furono paradisiaci. Chi ci guardava, intenti nei nostri tornei, non avrebbe saputo dire se i nostri giochi erano più intelligenti o più istruttivi. In più, tutto il gruppo era gaiamente allietato dalle soavi corde suonate da uno di noi, che, accondiscendendo alle insistenze del parroco, continuava con la chitarra. Ora , il primo gioco(divertentissimo… anzi, ne approfittiamo per complimentarci con il “genio” che partorisce queste stupende e coinvolgenti idee….) consisteva nel portare tra le ginocchia, per una decina di metri ,un giornale senza farlo cadere…. Dobbiamo dire grazie, grazie di tutto cuore, all’inventore o propugnatore di questo gioco; perché è solo grazie ad esso, istruttivo ed intelligente, se oggi possiamo vantare il nostro elegante portamento e il nostro charme (si legge “sciàrm”). Il secondo gioco fu a dir poco “magnetico”! Genti accorrevano da tutte le contrade circostanti ad unirsi ai due gruppi che tiravano (pensate!) una fune da due parti opposte!(Geniale….). La scena era epica.Lo scontro titanico. Qualcuno, per lo sforzo, si abbandonò a non ben precisati rumori (tuonò a cielo aperto)… Tesi, sudati, accaldati; nessuna delle due schiere era disposta a cedere…. Finché qualche eroe, sotto sforzo, mise fine alla battaglia con le “Armi chimiche”… (“Gas esilaranti”… E che risate!) Nel terzo gioco, invece, all’insegna della delicatezza, possiamo dire di esserci superati. Questo gioco di particolare intelligenza non è accessibile proprio a tutti in quanto richiede, nella prestazione, determinati doni naturali e altro scopo non ha, se non istruire sulle vere buone maniere da tenere quando si mangia e sul galateo. Essendo la prova da sostenere ardua e non comune, furono scelti (a caso!) tre persone dotate di capacità nascoste; tra questi, con palese gioia per la sorte che gli era toccata, c’era anche il parroco. Il gioco era semplicemente questo: mangiare una grossa fetta di anguria, inginocchiati e con le mani dietro la schiena… Ancora una volta non possiamo esimerci dal lodare ed encomiare l’acume e la lungimiranza di questo illuminato ed illuminante “genio”, promotore di questi giochi, che con la grandezza della sua mente ha aperto all’umanità nuove strade nei modi di mangiare il melone. Il sole brillava negli sguardi dei tre concorrenti (il parroco, un ragazzo e una ragazza) pronti a chinare le loro fauci sulle fette enormi. Al via, i tre temerari, si fiondavano già su quelle gigantesche porzioni di CUCUMIS CITRULLUS (volgarmente detto “Melone russo”) ma, mentre la ragazza fu sopraffatta quasi subito e il parroco lottava contro le ondate di bave che colavano, uno solo, dalla mandibola di ferro e lo stomaco d’acciaio, fu il coraggioso che fece l’impresa: incurante dei SEMENTES (volgarmente detti “Nuzzi”) e di quella che possiamo definire “Acquazza rossa appizzicosa”, fu l’unico temerario che…. “nato poco se mangiava puro la scorcia!”. Infine, intellettualmente stimolante ed altamente istruttivo fu il quarto gioco: Camminare su e giù per un telo di plastica, reso viscido e scivoloso da acqua e sapone…. Come Mosè aprì le acque del mar Rosso, così il parroco separò l’acqua dal sapone (solo che l’acqua e il sapone si unirono di nuovo) e diede il via alle danze. E tutti, prima titubanti, lo seguirono come le pecore seguono il pastore. Mentre si destreggiava in mirabolanti figurazioni di sci nautico ( volgarmente dette “ mostraziuni”), il parroco ebbe un attimo di defajance e si lavò i pantaloni… Solo che nei pantaloni c’era anche lui!E sarebbe tornato a casa a piedi ( l’autista aveva detto categoricamente no!)se non fosse stato per la provvidenziale intercessione di noi bravi animatori. E’ inutile soffermarsi, il ricordo parla da se ’. Un femore, un’anca, una spalla, un osso sacro, una costola, un dente…. Che volete che sia! L’importante è divertirsi! E così, stanchi per la faticosa giornata olimpionica, ma contenti, tornammo sorridenti a casa, pronti per nuove e mirabolanti avventure! (Oh che giorno beato il ciel ci ha dato!). Non passò molto tempo che l’allegra brigata di animatori ricevette un nuovo annunzio dal messo del Signore. Una nuova missione era affidata loro. E così, pieni di zelo, queste pazienti persone si misero in viaggio per adempiere il loro oneroso compito: orde sterminate di selvaggi bambini scatenati si riversarono sulle terre fino ad allora tranquille! Prima opera di contenimento di questa opera distruttiva fu il tentativo di ipnosi durante la messa. Per un certo tempo, infatti, si era riusciti, durante l’animazione della messa (sempre con canti soavi e angelici) ad addormentarli quasi tutti. Ma, non appena risuonarono nella chiesa le parole “…Andate in pace”, niente poté contenere il risvegliarsi nei bambini di istinti selvaggi e distruttivi. A stento, quindi, furono trasferiti a più viaggi con navi pirata (a due piani) in una zona aperta e lontana dai centri abitati: tale sperduta e ormai leggendaria località era chiamata, fino a poco tempo fa, San Giovanni a Mazzocca; oggi gli scavi archeologici cercano di riportare alla vita di un tempo queste terre desolate. Durante l’avventura ci furono dei caduti sul campo: una delle animatrici fu fatta prigioniera dalla tribù dei cannibali Di Elle e il parroco stratega studiava per la sua liberazione; un’altra se la diede a gambe levate per la disperazione.Ma gli animatori, pur se rimasti in cinque eroi, non si dettero per vinti. In questo luogo sperduto tra boschi e colline, in un primo momento gli animatori provarono ad abbandonare i piccoli selvaggi agli animali feroci che si nascondevano nella fitta vegetazione… Ma gli animali feroci, impauriti, ce li restituirono tutti (c’imo provato a li sperde, ma non ce simo proprio riusciti!). Così, in secondo luogo, gli animatori tentarono la civilizzazione di questa orda selvaggia con gli usuali giochi del “genio”. Il risultato, questa volta, fu devastante! Quindi si tentò con le maniere forti, cioè di affamarli e stancarli… Ma anche questo fu sconcertante. Infatti, in questo modo fu scatenato maggiormente l’istinto selvaggio di quegli “innocenti pargoletti”… Quando giunse la sera e l’invasione fu di nuovo contenuta nei confini del paese, su San Giovanni scese il silenzio: i danni erano incalcolabili, neanche i fili d’erba erano rimasti in piedi, San Giovanni a mezzo busto si era già dileguato da un pezzo! Solo la pioggia riuscì a disperdere i fanciulli. E così, stanchi e spossati, gli animatori arrivarono alla fine della giornata… Non ci credevano neanche loro, avevano raggiunto il loro scopo principale: RIMANERE VIVI!
THE END
TITOLI DI CODA Hanno partecipato: nel ruolo di: Don Sergio Ingegno …………… MOSE’ Antonio Fragnito ………………. “GENIO” Mara Fragnito ……………… CIVILIZZATRICE Antonella Cocca …………….. PRIGIONIERA Rina Baldino ……………. DISPENSATRICE DI VIVERI Cristina Baldino ……………. ASSISTENTE “GENIO” Giuseppina Seneca …………… SOPRAVVISSUTA Giovanni Borrillo ……………. FOTOGRAFO Piera Giantedeschi ……………. FUGGITIVA Angelo Chiafari ……………. EROE DEI MELONI Lucilla Cirocco …………… ASSENTE GIUSTIFICATA
Si ringraziano inoltre: CUOCHE COMUNE AUTISTI…….. e quilli che c’hanno fatto pagà 10 euro dui tavoli…. Un ringraziamento particolare va al gruppo scout per la pazienza dimostrata!
LA NOSTRA OPERA LETTERARIA E’ INTERAMENTE DEDICATA A DON SERGIO.
Ogni riferimento a persone e fatti realmente esistenti è puramente………… VOLUTA!
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